Parlare al cuore

Studenti_Romena_004“Ma stai parlando con me?” Devo confessarvi che questa domanda mi è girata in testa tante volte, i primi tempi. Avevo 17 anni, la fraternità di Romena ancora non c’era, e don Luigi, già allora Gigi, era da poco prete. Lo ascoltavo stupito nella chiesa che avevo riscoperto, e sembrava che dall’altare, durante la messa, mi indirizzasse le sue omelie. Sì, sembrava interpellarmi proprio dove avevo bisogno, proprio nel punto che era, in quel momento più esposto. Confidandomi con i miei amici, scoprivo che anche a loro era successa la stessa cosa. Dunque non era un fatto personale, Gigi riusciva a creare anche pubblicamente una relazione di intimità con ciascuno di noi.

Parlare al cuore. L’altro giorno, a Romena, mi sono tornate addosso tutte quelle emozioni giovanili, pietra fondante del mio rapporto con Gigi e punto chiave, credo, della sua missione di fede.
L’occasione è stata la visita a Romena, di 250 studenti di un liceo del Valdarno. In quella chiesa piena di adolescenti (erano quasi tutti studenti di prima superiore), mi sono risentito addosso le sensazioni mai sopite di trent’anni prima. Mentre ascoltavo Gigi (l’incontro può essere riascoltato sulla pagina podcast del sito i Romena) ero come loro, ero con loro. Ho indugiato sui loro sguardi attenti, ho respirato quel silenzio assorto, quasi stupefacente, ho colto tutta la bellezza della loro presenza profumata di futuro. Li ho incontrati in quella attenzione viva, che conosco bene. “Ma stai parlando con me?”…

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Dom Helder e il generale

helder camara1Ho letto un piccolo episodio che riguarda Helder Camara. Nella sua semplicità mi è piaciuto tanto e ve lo voglio riproporre. E’ anche un modo per ricordare la figura del vescovo di Recife, il vescovo dei poveri. Ho avuto la gioia di incontrarlo, tantissimi anni fa: lo ricordo mingherlino, ma con un volto radioso.
Restò famosa una sua frase: “Quando dò da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista…” Rischiò la vita innumerevoli volte perché non chinò mai la testa davanti alla dittatura in Brasile per difendere i poveri dai soprusi e dalle ingiustizie. “Dobbiamo cercare – diceva – di essere delle fiammelle che brillano nelle tenebre”. Un compito, questo, dal quale non cessava di astenersi anche di fronte a chi aveva idee e comportamenti del tutto contrari al suo. Ed è proprio di questo che tratta l’episodio in questione, che fu raccontato da Ivan Illich, altra figura speciale, di cui parleremo un’altra volta…

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