Graziano Zoni, il ricordo degli amici di Romena

Sabato scorso ci ha lasciati Graziano Zoni.  Responsabile di Mani Tese, presidente di Emmaus Italia, Graziano ha dedicato la sua vita agli ultimi, ai poveri, sulle orme di quello che è stato il suo grande riferimento, l’Abbé Pierre. E siccome il padre francese, fondatore del movimento di Emmaus, grazie al quale migliaia di persone emarginate, hanno rifondato una vita nel segno della dignità,  è anche una dei compagni più speciali nel cammino di Romena, la sua e le nostre strade si sono spesso incrociate.
In questo momento vogliamo stringere in un abbraccio di affetto la sua famiglia,  e i nostri amici di Emmaus. E dedichiamo a Graziano un ricordo, un piccolo pensiero per aver avuto il privilegio di intercettare, grazie all’Abbé, alcuni tratti della sua vita…

 

Ci sono persone che danno corpo e sostanza alle parole. Se penso alla parola semplicità, io trovo uno sguardo e una persona: trovo Graziano Zoni.

La sua improvvisa scomparsa, sabato scorso, è una di quelle notizie con cui non riesco a fare ancora i conti.

Graziano era uno di quei riferimenti naturali, era una di quelle amicizie spontanee e vive che non avevano bisogno neppure di essere coltivate.

La vicinanza a Graziano era dovuta a un collante molto speciale: l’Abbè Pierre. Ed era di quel mondo, di quella vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi che faceva parte Graziano.
Lui, con il suo sguardo bonario, con la sua proverbiale mitezza, aveva dedicato la sua vita a quella causa impersonificandola con uno stile di vita semplice, con una sobrietà gioiosa, ma anche con un impegno continuo, determinato, senza tentennamenti o concessioni.

Presidente di Mani Tese poi di Emmaus Italia (attualmente ne era presidente onorario), Graziano aveva condiviso con noi di Romena gli ultimi indimenticabili incontri con l’Abbè Pierre. Nell’album fotografico ho ritrovato le foto dell’ultima visita dell’Abbé  in occasione della presentazione del libro Foglie sparse: Graziano quel giorno si cimentò anche come interprete. Un ruolo dal valore simbolico: perché Graziano interpretava continuamente, nella sua vita, il pensiero e lo stile del grande padre francese.

Negli anni successivi, dopo la morte dell’Abbè, ci incontrammo più spesso: con gli amici di Emmaus costruimmo un percorso di parole e musica, Amico fragile, in cui la figura dell’Abbè si associava a quella di Fabrizio De Andrè. Era un modo per far conoscere meglio questo straordinario difensore di quegli ultimi che erano i protagonisti delle canzoni di De Andrè, e anche per dare forza e fiducia al movimento di Emmaus, che da poco aveva perso la sua figura di riferimento. Questo cammino ci portò a vivere serate indimenticabili a Firenze, Torino, Roma, Verona. Graziano, la cui casa era stata la casa di tutte le visite in Italia dell’Abbè trasmetteva con le parole, i ricordi e ancora più con gli occhi sempre pieni di emozione, quella figura che aveva cambiato la sua vita.

Di quegli incontri insieme mi restano addosso il suo sorriso caldo, la sua mitezza, il suo abbraccio di gratitudine alla fine di ogni serata. Un abbraccio che gli restituisco con gioia, pensando a quanti fiori siano silenziosamente sbocciati grazie alla costanza e all’impegno di un uomo che per tutta la vita ha seminato coraggio, speranza e gioia di vivere.

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