Tempore Famis, Luigi Verdi e il mandorlo, simbolo dell’attesa

Quelli che viviamo sono giorni di attesa. Attesa che questa situazione di dolore e di ansia finisca, attesa di uscire dall’isolamento forzato, attesa di ricominciare.
Per entrare nel cuore di questa ‘attesa’ il nostro don Luigi ci porta in un luogo speciale di Romena: nel “Giardino della resurrezione”, tra i mandorli piantati dai tanti genitori che hanno perso i figli, i genitori del gruppo Nain.
“Mandorlo – dice don Luigi – in ebraico significa essere vigilanti, in attesa. L’attesa inizia dal fare un vuoto accogliente dentro di noi. Se facciamo spazio dentro, se alimentiamo la nostra dimensione interiore, è più facile che riusciamo a percepire i segni più nascosti. D’inverno spesso mi capita di cercare tra i rami di questi mandorli le tracce invisibili dei germogli. Così oggi, in questa oscurità, dobbiamo anche noi avere occhi vigilanti, dobbiamo essere come vedette nella notte per poter scorgere le invisibili tracce di quel mondo nuovo, che, ne sono certo, si sta preparando”.

2 pensieri su “Tempore Famis, Luigi Verdi e il mandorlo, simbolo dell’attesa

  1. Il mio mandorlo ha compiuto un anno il 14 febbraio 2020.
    Ho piantato un mandorlo per ricordarmi qualcosa che vive, che desidero viva nonostante sia impastato di contraddizioni che fanno male da morire.
    Un mandorlo per un vuoto….accogliente sì, ma della mia nuova rinascita.
    Anch’io come te ho vigilato per tutto il passato inverno, sui piccoli rigonfiamenti che annunciavano la nuova gemma, poi sbocciata assieme al suo fiore. Ora il mandorlo si è rivestito di tenere foglie..in attesa dei suoi frutti.

    Caro Don Gigi, approfitto di questo spazio per ringraziarti dell’immensa tua sensibilità.
    Il tuo passo su questa amata Terra è come un soffio leggero che quasi non la sfiora.
    La delicatezza che usi sulle corde del nostro cuore, provoca una melodia così dolce che sa inverosimilmente di “ninna-nanna” che calma e riconcilia, anche i contrasti più forti della vita.

    Le emozioni forti che vivi assieme a noi e che hanno il peso massimo del passo degli elefanti, grazie ai tuoi occhi e alla tua sensibilità diventano soavi e leggere, tanto da permettermi di consegnarle al “vento” della vita.

    Il frutto maturo del mio mandorlo sarà la mia rinascita ad una nuova bellezza. Sarà per un nuovo imparare a custodire, questa volta i colori fulgidi che avevo intravisto dentro le cose grigie.

    So che un giorno tu mi aiuterai a CUSTODIRE L’AMORE, e so che lo farai con la sensibilità di chi sogna l’armonia, quella vera che spontaneamente nasce dal profondo. Tu saprai intravederla, leggerla e mi aiuterai a trasformarla in armonia bella e leggera che libera la vita.

    GRAZIE DON GIGI, grazie di esserci! Grazie per ROMENA!

    Rita/Nives

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