Roberto Mancini e la lezione di questo “tempore famis”: “La vita si affronta insieme”

Il protagonista della tappa odierna del nostro cammino in “tempore famis” è Roberto Mancini. Mancini è un filosofo che sa fare della filosofia un dono per le nostre vite, nella concretezza del nostro cammino in terra. In questo breve, intenso intervento, Roberto prova a ‘leggere’ i principali segni del tempo che stiamo vivendo e ci mostra questa situazione, se risuciamo a viverla senza annegare nell’angoscia, sia chiarificatrice; ci aiuta infatti finalmente a riscoprire le ragioni più vere del nostro stare al mondo.

Roberto Mancini
Docente di filosofia all’Università di Macerata, Mancini è autore di numerosi saggi in cui riesce a coniugare il rigore del ricercatore con la passione e il coinvolgimento del credente. Grazie al suo modo di comunicare semplice, profondo e acuto, viene chiamato in giro per l’Italia per tenere incontri e conferenze.
Per le Edizioni Romena ha pubblicato “Il senso della Misericordia”, “Obbedire solo alla felicità”, “Libertà” e “Trasformare la vita”.

 

La vita si affronta insieme – la trascrizione dell’intervento di Roberto Mancini

In questo momento di emergenza quello che rischiamo è di annegare nell’angoscia nella preoccupazione, nel rimpianto della vita come era prima.
Invece possiamo fare qualcosa di meglio. Possiamo ritrovarci, specchiandoci nelle grandi evidenze della vita che di solito non vogliamo riconoscere.

La prima dice che siamo una sola umanità sulla stessa terra, quindi tutte le logiche del respingere, dell’escludere, del competere, di quella che viene chiamata l’autonomia differenziata, tutte le volte in cui diciamo “prima io”, “prima noi”, tutte queste cose sono mortifere, ci fanno implodere. D’ora in poi dobbiamo imparare che la vita si affronta insieme e che i problemi comuni possono avere soluzione solo da azioni comuni, solo attraverso la soildarietà e la giustizia.

La seconda evidenza ci dice che fuori dell’amore non c’è salvezza.
Credevamo che l’amore fosse solo un’emozione, magari una malattia da cui è meglio guarire. In verità l’amore è invece la forza fondamentale della vita, la forza che genera il bene di chiunque. Dobbiamo allora imparare ad amare, superando la nostra prima fragilità che è l’egoismo e arrivando poi a tradurre questo amore non solo nella famiglia, nelle relazioni di amicizia ma anche nella politica, nell’economia, nell’educazione, in ogni ambito della società.

La terza evidenza, la più difficile perchè si scontra con il muro della nostra angoscia di morte, ci dice che siamo accolti in qualcosa di eterno.
Per chi crede nel Dio della vita questa dovrebbe essere una scoperta e un’esperienza concreta, ma per chi ha altri riferimenti e non vuol sentir parlare di Dio è ugualmente accessibile il valore dell’eterno.
L’importante è uscire dalla chiusura nel proprio ‘io’, quella ci rende davvero precari. Quando attraversiamo quel confine e cominciamo a prenderci cura della vita degli altri, della vita delle piante, degli animali, della comunità umana nei modi che ci sono dati, allora scopriamo che esistono affetti, sentimenti, realtà, persone che hanno un valore infinito, un valore che va aldìlà del morire.
La vita vera accoglie ciascuno di noi: noi non siamo nati per morire ma per alimentare questa generazione di bene che passa per l’esistenza di ciascuno di noi e dà un senso a quello che noi siamo.

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