Tempore famis: Chiara Scardicchio e il movimento della vita

Chiara Scardicchio è stata una delle prime persone cui abbiamo pensato, quando abbiamo iniziato il cammino di “Tempore famis”. Ma Chiara, che docente di pedagogia e scrittrice, ha sentito di dover attendere prima di scegliere le parole con cui raccontare questo tempo.
Oggi, a distanza di quasi due mesi, ci ha inviato dalla sua Puglia una riflessione bella, profonda, intensa: valeva davvero la pena attendere. Chiara entra nel cuore di tutti noi a partire da una riflessione molto semplice, che vi anticipiamo in sintesi: “Io – esordisce – abito vicino al mare, ma in realtà le finestre della mia casa non si affacciano sul mare, per cui posso vederlo solo se, aprendo la finestra, mi sporgo e compio una torsione.
In questi due mesi di permanenza in casa io ho imparato che quel movimento, affacciarmi, sporgermi, compiere una torsione, è il movimento della vita: se il mare fosse davanti, se il bello e il buono fossero già pronti, non ci sarebbe compito, non ci sarebbe fatica, non ci sarebbe creazione, non ci sarebbe compartecipazione al mio stesso destino, al destino del mondo.
E così, quello che, possiamo fare all’inizio di questa fase 2, con tutta la prudenza che ci verrà richiesta, è di allenare lo sguardo alla contemplazione. E quindi, sporgersi sulla vita, compiere una torsione, anche per evitare di guardarsi dentro nello stesso punto, e cercare, ostinatamente, la bellezza”.

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