Un monologo sui migranti con Luca Mauceri stasera, giovedì 27, ore 21

. Ci regaliamo una serata di teatro, stasera. Ma attenzione: è bene sapere che sarà sì una serata intensa e emozionante, ma anche scomoda.
Perchè Luca Mauceri, in questo suo monologo, ci porterà a stretto contatto con noi stessi, con le nostre vite, con le nostre responsabilità verso il destino del nostro prossimo.
Il tmologo, in programma alle 21 in diretta premiere sul canale Youtube di Romena, ma disponibile anche nei prossimi giorni, si intitola “Una traccia di non assuefazione”: la traccia indica il sentiero che ci riporta verso la nostra umanità, l’assuefazione il nemico invisibile che dobbiamo combattere.
Luca Mauceri, straordinario attore, da tanti anni amico di Romena, nell’offrirci in esclusiva questoasua fatica teatrale, ci offre anche alcune indicazioni per entrarvi dentro.
“Cosa vuol dire essere assuefatti?” ci spiega Luca Mauceri. “Vuol dire considerare ormai normale ciò che normale non è. Pensate al Covid. All’inizio i morti sono 10, poi 20 poi 100, poi 900, alla lunga ci abituiamo a questa conta. Così per i migranti: restiamo comodi nelle nostre case, mentre ogni giorno barconi affondano, mentre ogni giorno bambini, giovani, donne, muoiono in mezzo al mare.

“E’ terribile l’assuefazione – prosegue Luca – Questo spettacolo, per affrontarla, cerca di riportarci all’essenza della nostra responsabilità.
Ci invita a fare qualcosa, invita ciascuno di noi a non aspettare che sia il mondo a muoversi. Ci invito a guardarci dentro, a leggere in profondità ciò che siamo, ciò che rappresentano le nostre vite. Scomodo sì, ma anche salutare, credo”.

Altre informazioni non sevono: parole e gesti arriveranno con una forza straordinaria dal monologo. Lo spettacolo è tratto dal testo di Vincenzo Sorrentino “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione”. La regia è di Laura Fatini che stasera introdurra il monologo.

Non mancate, alle 21 in diretta premiere sul canale Youtube di Romena.

“Il ritorno degli artisti”, oggi, martedì 25, ore 21, a “Romena in diretta”


Tra le tante rinunce di questo anno di pandemia c’è stata anche la distanza forzata dal teatri, dai concerti, dagli spettacoli. Oggi, martedì 25 maggio, ore 21, sul canale youtube di Romena vogliamo vivere insieme l’emozione di questo ritorno insieme a due grandi artisti di teatro che sentiamo molto vicini: Elisabetta Salvatori e Luca Mauceri.

Elisabetta Salvatori è una delle più straordinarie interpreti del cosiddetto teatro civile: sulla scena ha raccontato tante storie speciali, storie di artisti, come Ligabue, Dino Campana o Giacomo Puccini, di uomini e donne di fede come Caterina di Siena o Madeleine Delbrel, storie di eventi tragici, come nel caso della strage di Sant’Anna di Stazzema.

Luca Mauceri è un artista eclettico: attore, cresciuto al fianco del grande Guido Cerenotti, è anche musicista sensibile. Per chi lo segue a teatro è un attore che sa anche comporre e suonare. Per chi predilige i suoi concerti è un musicista con il dono della recitazione. Luca Mauceri è e ancora di più: un artista capace di imboccare tutte le strade che lo portino a trasmettere la sua passione per la vita.

Insieme a Elisabetta e Luca, in questa serata speciale, parleremo dell’anno che abbiamo vissuto, di ciò che ci ha insegnato, ma soprattutto guarderemo avanti per leggere “il nuovo giorno” che sta iniziando e il domani che si apre attraverso gli occhi innamorati e poetici di due artisti.

“Esodo”, il ritorno a casa di un artista

Stasera Simone Cristicchi riprende finalmente il tour teatrale interrotto da tempo a causa della pandemia. Porta in scena “Esodo”, uno dei suoi monologhi più apprezzati. Ma l’occasione che riguarda l’amico, diventa anche un modo per celebrare la riapertura degli spazi culturali. Mancavano tanto. La loro chiusura ci faceva sentire più poveri, dentro. E allora, un saluto di cuore all’amico Simone, per salutare gli artisti e dir loro: bentornati.

“Esodo”. Un titolo bizzarro, quasi un paradosso, per rappresentare un ritorno. Il ritorno sulla scena. Un ritorno alla vita, per un artista.
Ho bisogno di salutare questa giornata di Simone. In passato sarebbe stata quasi routine, il trasferimento da una città all’altra, un passaggio in albergo, poi la prova sul palco, il camerino, il brusio della gente che comincia a entrare e poi il silenzio, quel meraviglioso silenzio profumato d’attesa.
Chissà come sarà stasera quel momento sospeso.
So solo che non sarà come sempre. Sarà molto di più. Come sarà di più ogni singolo applauso, ogni sguardo lanciato dalla platea verso il palco. E sarà di più il suono di ogni battuta, e di più ogni gesto, ogni movimento.
Persino l’inchino finale stasera si prenderà tutta la schiena, riempiendola di brividi.

Quest’esodo sarà il più bello dei ritorni. Il ritorno a casa di un artista.
Sapere che quella casa è finalmente aperta, che stasera tornerà a vivere, fa respirare anche me, a distanza.
Salutare il ritorno di Simone, è salutare il ritorno dell’arte nei suoi spazi. L’arte che ci emoziona, che ci fa pensare, che ci alleggerisce, che dà ristoro al cuore.
Stasera Forlì, domani Pisa. E avanti. Si ricomincia.
E allora Simone, trattieni il respiro. Un solo secondo. E’ ora. Sipario.

Don Angelo Casati e una vita a forma di poesia

casati 1Oggi, 9 maggio, don Angelo Casati compie 90 anni.  Prete, poeta, teologo, Angelo Casati ha dedicato gran parte del suo percorso di vita  all’ascolto dei cammini della gente e della parola di Dio. Un cammino che restituisce nei suoi bellissimi libri, nei quali alla delicatezza e intimità del suo stile aggiunge il coraggio e la coerenza del suo cammino di fede.
Il suo compleanno è quindi un’occasione per festeggiarlo e per ringraziarlo. Lo faccio con una lettera, scritta a forma di abbraccio.

Caro don Angelo,

è festa per tutti oggi. Festa per i tuoi 90 anni, festa per tutti noi che ce ne siamo cibati, che abbiamo banchettato con te, con le tue parole, con il tuo sguardo appassionato, con i tuoi occhi in ascolto.

Sono 90 anni senza peso, leggeri come una piuma, perché fatti di giorni spesi, consumati, offerti; non hai trattenuto nulla per te se non l’impronta delicata delle persone e delle loro storie.

Sono 90 anni di poesia, soprattutto. Tu non scrivi poesie, tu sei fatto di poesia. I versi sono il tuo drappeggio invisibile, la trama di te: è fatta di poesia la tua anima buona, la tua fede luminosa, la tua passione inestinguibile per ogni frammento di umanità.

90 anni, e sembra strano, perché è un età che si addice alla tua saggezza, ma non al tuo animo. “Viene da pensare a un bambino quando si incontra don Angelo – scrisse la nostra cara Maria Teresa Abignente dopo un incontro con te qualche anno fa – viene da pensare a un bambino di quelli curiosi, attento alle mille piccole meraviglie che possono sempre sbucare dappertutto, uno di quelli che guarda la vita con gratitudine e fiducia. Un bambino che porta negli occhi la voglia di infinito”.

Sei stato parroco attento, pastore di anime. La tua idea di chiesa, per me resta la più bella, la più vera: “Vorrei che le chiese fossero come un albero. L’albero non chiede agli uccelli da dove vieni o dove vai, quanto tempo resti. Dà ombra, dà cibo e poi sì, è bene che gli uccelli volino via. Non devono stare alla sua ombra”.

Sei sempre stato anche cultore delle pagine sacre: “Don Angelo – ha scritto di te Erri De Luca – rianima la parola antica, ci soffia sopra e quella torna a sprigionare fiamma”.

Ma ancora di più, Angelo sei stato e sei l’espressione più vera e calda di una parola che spesso facciamo a noi stessi senza riuscire a rispondervi: la parola attenzione. Quando incontri una persona, quella persona sente che ci sei, che esisti, in quel momento, solo per lei. Non c’è dono più grande che si possa ricevere.

Infine Angelo, tu sei per me l’espressione più semplice, umile, e allo stesso tempo appassionata della fede. Ricordo che una volta, a Romena, ti chiesi cos’era che teneva insieme tutta la tua vita. Tu mi guardassi con uno sguardo commosso e appoggiassi la tua voce su una parola sussurrata: “Gesù”. E’ il momento che più mi è rimasto dentro di quelli passati con te.

Hai scritto tanto, poesie, riflessioni, pensieri, commenti al Vangelo. Hai offerto a piene mani tutto questo a chi te lo ha chiesto, stupendoti per l’interesse destato dalle tue parole. Noi di Romena siamo stati privilegiati: ogni anno ci avviciniamo al Natale e alla Pasqua accompagnati dal cammino di meditazioni che ci hai regalato. In un piccolo grande libro “Le paure che ci abitano” hai messo in fila tutte le piccole e grandi preoccupazioni dell’umano trasformandole, abbracciandole, alleggerendole. E ogni volta che guardo, dal prato dell’auditorium di Romena, l’icona con cui inizia la nostra via della Resurrezione, dedicata all’umiltà, penso a quella conversazione con te a Milano, insieme a Maria Teresa da cui nacque il piccolo libro che racconta quella parola. “Credo fermamente anch’ io – ci dicesti – che l’umiltà sia la prima porta che si deve attraversare se vogliamo davvero iniziare un cammino di resurrezione: se parliamo di un viaggio e tutta la nostra vita è viaggio, bisogna sentire di avere dentro uno spazio non prepotente. Colui che si illude di possedere tutto, o di sapere tutto, non si mette in viaggio. Parte invece chi è in ricerca, chi conosce anche il suo vuoto, la sua piccolezza. E’ questa coscienza del ‘vuoto buono’ che accompagna il mio viaggio. Lo chiamo ‘buono’ perché mi permette di camminare, è anzi, il segreto del cammino; la coscienza del vuoto, che è poi la coscienza della propria fragilità e piccolezza, è una consapevolezza buona, che consente di proseguire il cammino e di andare avanti, di scoprire la bellezza e la bontà delle cose che scorgi per la via e di trovare compagni di viaggio”.

Caro don Angelo, ti prometto che ora smetto con le parole, che ti lascio uno spazio di silenzio, nel quale inserirò una tua poesia.
Sappi però che oggi a Romena e in ogni angolo d’Italia dove Romena è presente siamo in festa per te. E che, per una volta, prendiamo in prestito da te la tua voce esile, calma, che soffia le parole scegliendole con cura e sussurrandole. Siamo noi ad avvicinarti, con un abbraccio delicato e a dirti, dal profondo del cuore:
“Grazie, ti vogliamo bene”.

Essere l’ultima luce

Amo l’ultima luce

della sera

che sfiora pudica

le tegole sbrecciate

dell’antico convento

e le fa mosaico

d’inconsueti colori.

Riposa timida sulle cose

senza violentare,

solo paga

di svelarne i segreti.

Essere

per grazia

l’ultima luce

della sera.

E stare

sulla soglia

in attesa.

Angelo Casati