Luigi Verdi racconta il “tempore famis”

Quindici minuti per abbracciare in un’unica traiettoria di volo questi ultimi tre mesi della nostra vita, per provare a leggerli, per provare a capire come ci hanno cambiato. E’ questo il contenuto di questa video-intervista-video a don Luigi Verdi.
L’intervista è stata realizzata dal direttore di Teletruria Luca Caneschi.
Una circostanza non casuale. Luca, il giorno stesso in cui cominciammo, a inizio marzo, il percorso quotidiano di filmati, di riflessioni, di meditazioni, mi chiamò chiedendomi la possibilità di ritrasmetterli ogni sera sulla sua emittente, una delle più seguite di tutto il centro Italia. Da quel giorno, e per oltre due mesi, Teletruria ha rilanciato tutti i nostri filmati, offrendoci nuovi spazi di incontro con le persone, soprattutto di quelle del territorio in cui viviamo.
Questa intervista completa questo primo periodo e, idealmente, lo riapre, affacciandosi sul futuro che ci attende.
Nel dialogo troverete tante delle domande di senso che ciascuno di noi si è posto in questo periodo, tante riflessioni sul significato di quanto è avvenuto, su come potrà incidere sui nostri cammini personali e collettivi, e naturalmente sul ruolo di spazi spirituali come Romena, anche alla vigilia delle prime riaperture (domenica a Romena verrà di nuovo celebrata la messa).
L’intervista, che è andata in onda nel talk show di Teletruria “Caffè bollente”) è il sigillo di una collaborazione bella e spontanea dell’emittente aretina con la nostra Fraternità. Una collaborazione  che continuerà ancora.

Alberto Maggi e la fiducia “in tempore famis”

Fiducia. Ne serve tanta, soprattutto in questa fase storica così incerta, così difficile. Un nostro piccolo, ma prezioso contributo, è contenuto in un piccolo grande libro da noi pubblicato alcuni anni fa, in cui Alberto Maggi, frate, teologo, appassionato divulgatore dei Vangeli più che spiegarci la parola Fiducia, ce la trasmette. Il libro, frutto di una lunga e intensa conversazione di padre Alberto con me, è da oggi disponibile, oltreché in formato cartaceo, anche come e-book (a soli 3 euro). Potete trovarlo qui: https://romenaccoglienza.it/catalogo/…
In questo filmato potete vedere e ascoltare padre Alberto a confronto con alcuni interrogativi centrali legati alla fiducia e affrontati nel libro. Come si può mantenere la fiducia davanti ai rischi, alla difficoltà della vita e alle angosce del quotidiano? Cosa vuol dire avere fiducia in Dio? Padre Alberto risponde offrendo anche il frutto delle sue esperienze di vita: nel 2012 è stato per tre mesi in ospedale, in bilico tra la vita e la morte.

Continua a leggere

Tempore famis: Chiara Scardicchio e il movimento della vita

Chiara Scardicchio è stata una delle prime persone cui abbiamo pensato, quando abbiamo iniziato il cammino di “Tempore famis”. Ma Chiara, che docente di pedagogia e scrittrice, ha sentito di dover attendere prima di scegliere le parole con cui raccontare questo tempo.
Oggi, a distanza di quasi due mesi, ci ha inviato dalla sua Puglia una riflessione bella, profonda, intensa: valeva davvero la pena attendere. Chiara entra nel cuore di tutti noi a partire da una riflessione molto semplice, che vi anticipiamo in sintesi: “Io – esordisce – abito vicino al mare, ma in realtà le finestre della mia casa non si affacciano sul mare, per cui posso vederlo solo se, aprendo la finestra, mi sporgo e compio una torsione.
In questi due mesi di permanenza in casa io ho imparato che quel movimento, affacciarmi, sporgermi, compiere una torsione, è il movimento della vita: se il mare fosse davanti, se il bello e il buono fossero già pronti, non ci sarebbe compito, non ci sarebbe fatica, non ci sarebbe creazione, non ci sarebbe compartecipazione al mio stesso destino, al destino del mondo.
E così, quello che, possiamo fare all’inizio di questa fase 2, con tutta la prudenza che ci verrà richiesta, è di allenare lo sguardo alla contemplazione. E quindi, sporgersi sulla vita, compiere una torsione, anche per evitare di guardarsi dentro nello stesso punto, e cercare, ostinatamente, la bellezza”.

Paolo Rumiz e ciò che ci serve per essere ‘davvero’ liberi

Ha un sapore speciale questo 4 maggio. Porta con sé una gioia leggera per ciò che finalmente possiamo fare, tiene in serbo una dose di ansia, per questi rapporti umani condizionati dalla preoccupazione del contagio.
Di sicuro, però su questo giorno soffia il vento di una libertà possibile e ritrovata.
E a proposito di libertà, vorrei accompagnare questo giorno con la preghiera laica che ha scritto quest’anno un grande giornalista, scrittore e viaggiatore, Paolo Rumiz, in occasione del 25 aprile di quest’anno così impensabile, per Robinson di Repubblica.

Una preghiera che ci mostra quanta libertà ci mancasse, quando pensavamo di averne, e quanta dobbiamo conquistarfne ora che siamo in questo spazio inedito, di crollo, ma anche di possibile rinascita, di paura, ma anche di potenziale cambiamento.

Dobbiamo liberarci
dalla corsa folle che ci ha intrappolati e dal credere che il tempo
sia solamente denaro; dalla bramosia del superfluo;
dalla tirannia delle cose, che ci allontana dall’Uomo;
dall’illusione che il possesso sia sufficiente a renderci felici
dall’indifferenza verso l’albero, il fiore e la lucertola;
dall’idea che la terra madre sia una vacca da mungere fino allo sfinimento;
dalla manipolazione della natura e dall’illusione che il genio,
una volta disturbato, possa restare nella lampada
dall’inflazione indecente dell’Io, dal dimenticare che esiste anche il Noi,
e che senza comunità non c’è società né nazione;
dalla tentazione di svendere la nostra libertà pur di avere un’illusione di sicurezza;
dall’istinto bestiale di fare giustizia da sé
dalla tentazione di essere sudditi e piegare la schiena;
dalla rassegnazione che impedisce la lotta;
dalla paura di una nuova immaginazione del possibile;
dal concepire la fine del mondo piuttosto che la fine dell’economia del consumo e del saccheggio
dalla Bestia che ci spinge contro il diverso;
dalla paura di rispondere ai violenti con parole dure;
dal gridare “assassini” ai medici per poi esaltarli come eroi;
dall’abuso della parola “guerra”
che ci fa credere che il male sia cosa che riguarda solo gli altri
dalla tentazione di credere che da soli è meglio e che l’Europa sia un peso, non uno scudo
benedetto; dal disamore per la nostra patria e dalla fuga in paradisi artificiali;
dallo scaricare il nostro disastro di nuovo sulle spalle delle donne
dalla bestemmia di scomodare Iddio per assolvere e santificare ruberie;
dalla tentazione di usare la Croce contro i poveri cristi;
dal credere di non essere tutti sulla stessa barca e dalla presunzione
di non poter mai diventare poveri e migranti
dal tacere la morte, vissuta come indecenza;
dallo spregio per le mani ruvide e il sudore della fronte;
dallo snobbare chi in silenzio garantisce il nostro nutrimento;
dalla mancanza di rispetto verso il pubblico ufficiale, dal maestro allo spazzino
dalla sottomissione al virtuale che occulta la vita e ruba la gioia del ritrovarsi;
dall’impazienza, nemica dell’ascolto e della tolleranza;
dal frastuono che stordisce gli uomini e uccide il silenzio,
che è il padre dell’armonia e della Creazione
dalla rinuncia a dedicare tempo ai nostri figli e a crescerli
con l’esempio, le regole di vita e la buona narrazione;
dall’emarginazione dei vecchi, portatori di memoria;
dallo scandaloso sfruttamento dei giovani e dal disprezzo per chi li educa
dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti, la cui accettazione è invece saggezza;
dal sottovalutare i piccoli gesti, che fanno la differenza;
dal credere che la felicità sia solo un diritto, quando il sorriso è un nostro dovere verso il mondo.

                                                 Paolo Rumiz

Antonio Ferrara e Marianna Cappelli: “Dare voce alle emozioni”

“Bisogna dare voce alle emozioni, bisogna scrivere e parlarsi per boicottare la disperazione e riorganizzare la speranza…” E’ questo l’invito che è al cuore della testimonianza di oggi del nostro “Tempore famis”. Un invito che ci giunge da un noto scrittore e illustratore per ragazzi, Antonio Ferrara, vincitore per due volte del premio Andersen, e da Marianna Cappelli, sua moglie, che accompagna questa testimonianza regalandoci le sue letture intense e coinvolgenti.
Antonio prova a calarsi nel vissuto di tante famiglie che da mesi vivono nell’isolamento e soprattutto dei bambini e dei ragazzi, “che sono dei veri eroi, perché per loro, vivere così è come impedirsi di scalpitare”.
Ma anche questa prova così impegnativa può essere lo spazio giusto per i nostri ragazzi per trovare la forza di esprimere le proprie emozioni. In particolare Antonio e Marianna, che durante l’anno sono presenti in tante scuole italiane per trasmettere ai ragazzi il valore della scrittura per la propria educazione sentimentale, provano, in questo video, a farci sentire l’importanza di narrare un proprio dolore…

“Tempore famis”: da oggi è disponibile online la nostra rivista

E’ disponibile da oggi per tutti voi il nuovo numero della nostra rivista trimestrale, quello che conosciamo, familiarmente come “Il giornalino” di Romena. Lo potete leggere e scaricare a questo indirizzo. Il giornalino si intitola “Tempore famis” proprio come il percorso che abbiamo intrapreso in questi mesi di emergenza-virus, e contiene le riflessioni di alcune figure storiche di Romena e una selezione dei tanti contributi dei testimoni speciali del nostro tempo che in questo periodo abbiamo condiviso con voi online.

Alla vigilia di quella che tutti chiamano “Fase 2” ci è sembrato prezioso e utile poter provare a leggere nel profondo i segni del tempo che abbiamo vissuto in questi mesi di sofferenza per molti e di isolamento per tutti, e del tempo che vivremo d’ora in poi, tra incertezze e speranze.
Abbiamo pensato di condividere subito con tutti voi che in questo periodo ci avete seguito con tanto affetto questa rivista che, appena sarà possibile, sarà stampata e spedita a tutti coloro che sono iscritti.

Se volete, anche voi potrete ricevere a casa questo numero e quelli che seguiranno semplicemente iscrivendovi entro il 10 maggio con un’offerta libera che ci aiuterà ad affrontare i costi di stampa e spedizione, e a sostenere le attività di Romena.
Buona lettura.

 

“Favole di terra e di cielo”: Romena propone un e-book dedicato a tutti i bambini

Il ‘tempore famis’ diventa anche il tempo delle favole. Favole da raccontare ai bambini per aiutarli ad affrontare i giorni, sempre più impegnativi, di isolamento. Favole per aiutare i genitori a riaprire la porta della propria creatività. Le favole che proponiamo da oggi in un e-book sono “Favole di cielo e di terra”. Le ha scritte Chiara Bini, giornalista, ma anche scrittrice di favole, e non solo. Alcune di queste favole hanno avuto riconoscimenti importanti (come il premio “Vigevano” e il premio “Alfredo Rampi”) ma il loro valore dipenderà, d’ora in poi, da quanto riusciranno a coinvolgere i grandi e i bambini che le leggeranno.

Le abbiamo chiamate “Favole di terra e di cielo” perché il posto delle favole è sempre sospeso tra la concretezza e il sogno, tra la realtà e la fantasia. Non sono mai solo terra, mai solo cielo, ma un connubio sempre originale tra queste due dimensioni.
Ognuna delle otto favole è poi associata a una parola, a un valore, a un sentimento (libertà, gioia, fiducia, amicizia, fedeltà…) perché lo richiama, lo fa assaporare. E perché quella parola può essere strumento di un gioco da continuare in famiglia, per spingere il racconto in altre direzioni.

IIn questo percorso di fantasia ci accompagna anche una bravissima illustratrice, Roberta Ripaoni, che ci ha regalato l’immagine di copertina del libro: Roberta ha inserito il suo personaggio in una bolla, esattamente la bolla dentro cui viviamo in questo tempo, ma ha legato alla sua mano un grande quadrifoglio, simbolo di speranza e fortuna.
Roberta ha anche firmato l’illustrazione che accompagna la “Marcia dei sogni” la favola che rendiamo disponibile a tutti come audio-lettura per invitarvi a entrare in questo mondo di fantasia. Legge questa favola Andrea Pegoretti, prezioso collaboratore di Romena, appassionato di letteratura per l’infanzia.
Le “Favole di cielo e di terra” si possono acquistare sul sito dei libri di Romena a questo link. Un solo click e subito dopo  l’acquisto potrete leggerle su ogni tipo di computer, smartphone, tablet, e-reader.
Qui sotto potete ascoltare una delle favole: la marcia sei sogni:, illustrazioni di Roberta Ripaoni e lettura di Andrea Pegoretti

 

 

 

“Dobbiamo imparare a vivere la solitudine, che non è l’isolamento”: l’intervento di Laura Dalla Ragione

Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, è una delle massime esperte in Italia sul tema dei disturbi alimentari. Professionalmente e umanamente è sempre a contatto per i giovani. Per questo durante una sua recente permanenza a Romena, ha contribuito concretamente al dialogo sui grandi temi della vita con un folto gruppo di ragazze e ragazzi. E quel filo intessuto allora prosegue oggi, in “tempore famis”, su uno dei temi sui quali i giovani già allora l’avevano sollecitata: la solitudine.

“In questa fase – sottolinea – si parla molto di questo stare soli, lontano da chi amiamo ma – spiega Laura – isolamento e solitudine sono due cose molto diverse. L’isolamento è una tana in cui spesso gli adolescenti si rifugiano per paura del mondo, degli altri, con mille giustificazioni (“i miei genitori non mi capiscono, gli amici non mi vogliono bene”. in realtà rintanarsi, isolarsi serve a poco perché le paure diventano ancora più grandi e le persone diventano ancora più minacciose perché sono dentro di noi, non fuori di noi”.
Questo è ben diverso dalla solitudine che è invece una condizione esistenziale importante: noi dobbiamo imparare a stare da soli proprio perché questa è la condizione per avere un rapporto autentico con gli altri. Se non saremo capaci di stare soli non saremo neanche mai capaci di avere un rapporto autentico, profondo con l’altro”.

Tempore famis, il messaggio di don Luigi Verdi a tutte le famiglie

“Io credo che già prima di adesso era dura stare a casa, con le diversità che ci sono tra le persone, con i ritmi diversi che ognuno ha. Ma ora che siamo costretti a stare a casa cosa succede nelle nostre famiglie?” Si apre con questa domanda il messaggio che il nostro don Luigi Verdi ha voluto destinare a tutte le famiglie. “Non credo che basti avere una casa – prosegue – bisogna ‘sentirsi’ a casa. Non ci si può ammalare solo di virus, ci si può ammalare se in casa ci tolgono il respiro, se l’amore è sepolto dall’ansia. Questo stare in casa è tanta fatica. Ma ogni fatica dell’amore porta frutto”.

Don Luigi dedica le sue riflessioni in particolare alle tante famiglie che tutte le domeniche, oltre che in alcune occasioni loro dedicate, venivano a Romena prima dell’emergenza.
“Ci teniamo tanto a questa dimensione della famiglia. Le famiglie ci portano una certezza: quella di essere amati senza una ragione né un merito, così come come siamo”.
“Credo – aggiunge ancora don Luigi – che sia molto difficile vivere insieme, perché tutti abbiamo dei segreti, abbiamo delle trame nascoste; le crisi sono perciò inevitabili dentro una casa, dentro una famiglia, ma sai che puoi crescere solo attraverso quelle difficoltà e quelle incomprensioni”. Perciò questa fase di vicinanza costante e forzata è anche l’occasione per conoscersi e incontrarsi in profondità: “La cosa più bella che puoi offrire alle persone che ami è la tua intimità, il tuo cuore aperto. E’ farti vedere così come sei”.

“Tempore famis”, l’intervento di Franco Arminio: “Rimettere al centro il sacro”

E’ una delle voci più ispirate e profonde che abbiamo ascoltato in questi mesi di emergenza. Franco Arminio, scrittore e poeta tra i più amati nel nostro Paese, ci ha inviato la sua testimonianza in “tempore famis”.
Nel suo intervento Arminio evidenzia ciò che lo ha più toccato del dramma che stiamo vivendo: “Mi ha molto ferito il fatto che si muore senza funerali. Trovo scandaloso che si muoia senza almeno immaginare un rito alternativo: come si va al supermercato, si potrebbe andare a omaggiare un defunto dentro una bara con tutte le norme rispettate”.

Questa attenzione all’uomo, al valore di ogni vita, in tutti i suoi passaggi si rispecchia anche in ciò che Arminio pensa, guardando al futuro, al dopo-emergenza. “Il virus si è avventato su una società sfinita, spiritualmente moribonda. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Dal sacro. Dobbiamo rimettere al centro nella vita di ciascuno, nelle nostre piccole comunità il senso del sacro”.