La leggerezza di Arturo

Arturo_Paoli_11“C’ è un amico che vuole salutarvi davanti alla pieve”. La curiosità fa da scorta a ogni visita inattesa, ma questa volta non è stato possibile pareggiarla con la sorpresa.
Arturo Paoli. Con tutti i suoi 100 anni meravigliosamente portati.
Arturo Paoli. Con tutta la sua vita dedicata agli ultimi, oltre cinquant’anni tra i poveri del Sudamerica.
Arturo ci onora da tanti anni della sua amicizia. I suoi passaggi a Romena sono stati luminosi. Così quest’ultimo, benché più familiare e intimo.
“Sai – mi ha detto – sto scrivendo un nuovo libro”. “Però – ha aggiunto -dopo questo, basta!”…

Arturo a cent’anni non solo continua a scrivere, ma anche a leggere, ad informarsi e, soprattutto a fare la cosa che ama di più : accogliere le persone. Ritiene che la cosa più importante da fare nella vita sia, riprendendo un’espressione di Teillhard De Chardin “amouriser le monde”, portare l’amore nel mondo”.

A nessuno verrebbe mai in mente di fare ad Arturo la domanda più consueta e più banale che si fa a un centenario: “Qual è il tuo segreto?”. Perché la cosa che salta agli occhi non sono i suoi tanti anni, ma la serenità e la leggerezza con cui li vive. E su questo, vorrei rileggere con voi alcuni passaggi di un suo intervento a Romena che sono stati poi pubblicati nel libro “La forza della leggerezza”.

arturo paoli 1La leggerezza del vecchio

In conclusione che cos’è la leggerezza del vecchio?La leggerezza di cui parlo è quella di chi ha trovato nel cammino spirituale che il mondo è nelle mani di Dio.
Vi dico, e ve lo confesso fraternamente, che la luce del giorno non appare mai prima di me, prima che io stia con gli occhi aperti su questa luce. E quando vedo il cielo azzurro, il cielo che da nero, impenetrabile, si trasforma in azzurro, mi pare che una grande coperta di tenerezza avvolga l’umanità e allora, anche se i conflitti mi angosciano, l’angoscia viene trasformata in tenerezza.

Mi pare che l’umanità sia diventata come un bambino, come dice il profeta Osea, come un bambino che Dio avvolge in questo manto azzurro e difende dal male.

Questa è la tenerezza del vecchio che non si nasconde che nel mondo ci sono i conflitti, c’è il male, viene la morte, anzi considera la morte come un episodio della vita, l’episodio più bello, e vede il mondo avvolto in questa grande tenerezza di Dio.

Dio non è più il dominatore, il castigatore, l’Onnipotente: è tenerezza e sollecitudine. La tenerezza è la gioia del vecchio, la gioia del bambino, come ha detto Gesù: “Se voi non tornerete come i bambini…” perché i desideri sono spenti, perché quando un uomo ha trovato l’essenziale della vita, il suo senso finale, allora veramente fa l’esperienza di che cosa è la dolcezza.

Tutti noi senza volerlo abbiamo provato dei momenti di grande leggerezza. Non portare più pesi né angosce, Sentire che lo spazio e la libertà sono dentro di noi e non abbiamo bisogno di nulla.
Tutti abbiamo provato certamente questi momenti di leggerezza; è bello entrare in questo spazio dove le paure, la cupidigia, i desideri, le invidie, sono spariti e abbiamo la possibilità di vivere, di vivere in mezzo gli altri… La vita allora diventa poesia e leggerezza.

Forse nessuno è riuscito come Giacomo Leopardi a rappresentare in maniera così chiara e bella cos’è la leggerezza. Quest’uomo tormentato, che non ha conosciuto quasi mai la leggerezza, ha vissuto un momento come quello che descrive nell’Infinito.

È un ragazzo, un bambino quasi, ma evidentemente già adulto, che si mette a giacere dietro una siepe e immagina che cosa c’è al di là. C’è il cosmo, il mondo, l’infinito; il poeta lascia che la sua fantasia si muova liberamente e in silenzio dentro questi spazi immensi. E chiude con un famoso verso: “E il naufragar m’è dolce in questo mare”. Non troverei una frase più chiara per descrivervi che cos’è la tenerezza, che cos’è la leggerezza.

Auguro a tutti voi di poter entrare un giorno in questo piccolo e grande mondo che è la leggerezza del vivere.

Arturo Paoli

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3 thoughts on “La leggerezza di Arturo

  1. Che bella pagina questa di Arturo Paoli… con semplicità ti fa pensare a quanto bello è il cielo azzurro, se lo si vede, appunto, azzurro. Immagina se fosse giallo o rosso… Bravo, proprio bravo Dio a fare il mondo proprio così, così perfetto e bello. A darci uomini così per compagni di strada. Che passano la vita come piccoli fratelli in mezzo ai disastri del mondo, alle povertà e poi ti vengono a trovare all’improvviso e vedono comunque l’infinito dietro una siepe, il cielo che resta azzurro. C’è da imparare per me, sì. La leggerezza, la tenerezza, la gioia di stare al mondo. “Guardate come crescono i gigli dei campi”. Guardateli e non prendeteli; e non solo come sono belli, ma come ‘crescono’. Che sia così per noi: che, senza retorica, riusciamo a nutrirci con parole così, con l’acqua e il sole che viene, o a volte la pioggia dura e la neve, ma che continuiamo a scorgere la bellezza, a resistere, a crescere. Grazie Massimo.

  2. Grazie per aver ricordato un Fratello così speciale! Un vero regalo del Signore per tutti. Ricordo che mi colpì moltissimo il preambolo ad una sua omelia sulla porta stretta: “Penso che il mondo sarebbe migliore se in tutte le omelie si avvertissero i fedeli che partecipano all’assemblea domenicale di abbandonare il vezzo diventato quasi spontaneo di pensare che il Vangelo sia diretto agli altri. Cioè applicare le parole di Gesù alla suocera, al macellaio, al comunista, all’albanese o al marocchino. Credo che il vero successo, la vera conversione di una comunità cristiana, specialmente quella che partecipa ai ritiri e che si propone una specializzazione nella spiritualità, sarebbero raggiunti se ciascuno tornasse a casa con questa convinzione: a me, proprio a me, e solo a me, Gesù oggi rivolge queste parole”. Che il Signore ce lo custodisca ancora a lungo perché abbiamo bisogno di lui, del suo pensiero, delle sue parole, dei suoi scritti.

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