7- “Le poche che contano”: incontro con Francesco Pannofino e Cecilia Dazzi

Due grandi artisti come Francesco Pannofino e Cecilia Dazzi sono i protagonisti odierni del diario de “Le poche cose che contano”.
Nella trasmissione di Tv2000, condotta da Luigi Verdi e Simone Cristicchi, i due attori danno voce e anima ad alcuni capolavori della letteratura e della spiritualità.
In questa conversazione, effettuata durante le pause della registrazione,
raccontano invece sè stessi, il proprio presente, la situazione che stiamo vivendo, e lo fanno a cuore aperto, nel respiro di autenticità della pieve di Romena.

Amara e Simona Molinari: incontro con le due grandi voci de “Le poche cose che contano”

Due straordinarie voci della musica italiana accompagnano Simone Cristicchi durante le esibizioni artistiche della trasmissione “Le poche cose che contano”: sono Amara e Simona Molinari.  La prima è anche autrice di canzoni come “Che sia benedetta” e “Il peso del coraggio”, la seconda una grande voce pop jazz, protagonista di indimenticabili duetti con artisti come Al Jarreau e Peter Cincotti.
Le ho incontrate durante una pausa delle registrazioni del programmma di Tv2000.
L’atmosfera di Romena mi ha permesso di coinvogerle in una conversazione a cuore aperto, sui grandi temi della vita, del presente, sui loro sogni e, naturalmente, sulle cose che contano…

 

 

 

 

Quali sono “le cose che contano”? Rispondono gli artisti del programma di Tv2000

Quali sono le cose che contano davvero e che ci danno l’energia giusta per vivere?
Nella trasmissione di Tv2000 sono state scelte dieci parole: si è partiti con ‘coraggio’, si finirà con ‘amore’. Ma questa domanda riguarda tutti noi.
Per questo, in questa quarta puntata del diario de “Le poche cose contano”, ho pensato di raccogliere un insieme di risposte dagli artisti che partecipano al programma. Ne è venuto fuori un piccolo campionario di parole preziose con il quale possiamo confrontarci. E al quale possiamo, naturalmente, aggiungere le nostre…  

 

 

“Le poche cose che contano”: la scelta di Romena

Prosegue il nostro diario su “Le poche cose che contano”, la trasmissione di TV 2000 condotta da don Luigi e Simone Cristicchi e in onda a partire da oggi, 7 ottobre, alle 21.50, sulla emittente della Cei. 
Il racconto quotidiano, condotto da Massimo Orlandi, si sofferma oggi sui motivi che hanno portato alla scelta di Romena come spazio dove realizzare il programma, e su come gli artisti si sono trovati davanti a questo inedito set.

Tra gli interlocutori, oltre a Simone Cristicchi e Luigi Verdi, Amara, Simona Molinari, Cecilia Dazzi, Giulia Staccioli, Francesco Pannofino, e ancora Dario Quarta (autore di TV2000) e Alessandro Tresa (regista della trasmissione).

“Le poche cose che contano”: come nasce il programma ambientato a Romena?

Da domani sera, mercoledì, e per tre settimane Romena è protagonista di una nuova trasmissione di TV 2000 “Le poche cose che contano”.

Il nostro don Luigi e Simone Cristicchi sono i conduttori delle tre puntate registrate alla pieve che andranno in onda, il 7, il 14 e il 21 ottobre alle 21.50, sulla emittente della Cei.

Da oggi vorrei cercare di capire cosa ha ispirato questo progetto,  perché si è scelto di realizzarlo a Romena, e conoscere da vicino i protagonisti e gli ospiti artistici della trasmissione, per sapere come hanno vissuto il contatto con la nostra realtà.

In questo primo filmato ho chiesto ai responsabili di Tv 2000 e ai conduttori della trasmissione come è nata la trasmissione, qual è il messaggio che vuol proporre, e gli obiettivi che vuol raggiungere…

 

Ermes Ronchi: “Ecco cosa ho trovato in questo tempo di crisi”

Cosa possiamo salvare di questo tempo di incertezza e di crisi? Durante un recente incontro a Romena, padre Ermes Ronchi, teologo e poeta, ha selezionato i frammenti d’oro, per parafrasare una poesia di Mariangela Gualtieri (“C’è dell’oro in questo tempo strano”) che possiamo coltivare in questa fase impensabile. L’incontro integrale nel quale Ermes legge insieme a noi i segni di questa fase così delicata della nostra storia è disponibile qui, in questo spazio vi propongo invece il finale dell’incontro nel quale Ermes prova a selezionare i tre frammenti d’oro che ha trovato in questi mesi.

“Innanzitutto – ci dice – ho scoperto c’è dell’oro nel tempo. In questi mesi ho cercato di ridiventare amico del tempo, che è l’unico materiale che nessuna azienda sulla terra riesce a produrre.

Durante i mesi di isolamento, Mentre si restringeva lo spazio ho sentito dilatarsi il tempo, e ho vissuto mesi come anni, ho vissuto un tempo prezioso come un diamante”.

Secondo frammento d’oro, la terra, la sacralità di madre terra. “Quando ero bambino il venerdì santo gli uomini di casa non toccavano la terra con la vanga perché dicevano: la terra oggi è sacra perché ha bevuto il sangue del signore in croce”.

Infine, terza pepita d’oro di questo tempo è, per Ermes, “l’attenzione, l’attenzione agli occhi, agli sguardi, perchè l’attenzione diceva simone weil – è una forma di preghiera. Quando raggiungiamo l’attenzione noi raggiungiamo l’oro che è nascosto nelle relazioni”.

Una serata dedicata a fra Giorgio, nella sua città e online, su moltefedi.it

Una serata dedicata a fra Giorgio, nella sua Bergamo. Una serata speciale, nella chiesa dell’ospedale, cioè nell’epicentro del dramma collettivo che stiamo vivendo da marzo.
Una serata con Simone Cristicchi, l’artista che Giorgio amava di più.

Bastano queste ragioni per far crescere l’onda dell’emozione.
Domani sera, martedì 15 settembre, sarò lì, a condurre l’incontro nell’ambito del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo”.  E ci potrete essere anche voi, se vorrete, semplicemente collegandovi al sito moltefedi.it.
Ci saranno le parole, il racconto del percorso umano e artistico di Simone che è al centro del libro “Abbi cura di me”, ci saranno le canzoni, ci sarà un’atmosfera tutta da scoprire.

L’atmosfera che ci trasmetterà questa città, con la sua voglia di ricominciare, senza però dimenticare la sofferenza muta delle sue vittime, l’atmosfera che ci donerà Giorgio, con il calore meraviglioso del suo esserci, che ci è rimasto dentro come un assaggio d’infinito.

Appuntamento a domani, ore 21. Sarà bello trovarsi, sentirsi, raccontarsi.
E abbracciarsi, col cuore.

https://www.moltefedi.it/sez-abbi-cura-di-me/abbi-cura-di-me.html

 

Ciao Emma, nonna di tutti i viandanti d’Italia

“Guardate che non sono mica niente di speciale…Sono solo una ‘vecchierella” di 93 anni…”
Emma Morosini, la pellegrina più anziana d’Italia, si era presentata così durante l’incontro di Romena a Padova.

Sono trascorsi altri tre anni, da allora, e tanti altri cammini, l’ultimo un anno fa al Santuario della Madonna di Częstochowa in Polonia, prima di raggiungere la meta finale.
Emma è morta nel suo paese, Castiglion delle Stiviere, nel mantovano, lasciando una scia meravigliosa di umanità, di leggerezza, di semplicità. Quel giorno a Padova era stata l’ospite più abbracciata e coccolata.

Ai viandanti di Romena aveva raccontato con freschezza e simpatia  i suoi cammini, iniziati a 70 anni dopo una grave malattia, cammini che l’avevano portata a percorrere quasi 40.000 km lungo le vie dei santuari, affidandosi alla generosità delle persone, soggiornando spesso sotto un albergo fatto di stelle. Partiva sempre da sola e ogni volta si faceva accompagnare dalla sua volontà, dai suoi piedi, e da un fido carrellino, mostrando concretamente che nella vita ci si può affidare agli uomini e a Dio, fidando nell’ospitalità degli uomini, e nell’abbraccio del Padre. Quell’abbraccio che oggi, di sicuro, non è mancato.

I funerali di Emma Morosini si svolgeranno lunedì 14 settembre alle 9.30 nel Duomo di Castiglione delle Stiviere.

 

Ciao maestro, hai dato voce alle nostre emozioni

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Non ho parole maestro Ennio,
ti offro il mio silenzio pieno di lacrime;
ti offro la mia pelle che vibra della tua musica.

Mille  e mille volte hai dato un suono alle mie emozioni,
le hai fatte correre, volare, le hai invitate a chinarsi su di me.
Mille volte mi hai fatto scrivere ciò che non avrei saputo scrivere,
connettendomi  con la mia voce nascosta.

Non ho parole maestro.
Voglio ascoltare ancora l’infinito delle tue note,
per immaginarti
alla sorgente della tua musica
dove è nata la voce di quell’oboe,
dove è ancora aperto il cinema paradiso.

Non mi basta dirti che ci mancherai
perchè penso che ci sarai sempre,
lungo quel filo invisibile che va dalla testa al cuore,
in quella traiettoria infinita che congiunge terra e cielo,
in tutti quegli orizzonti impossibili che la tua musica
ci ha fatti sentire così vicini
da poterli accarezzare.

 

Mamma Maria, il benvenuto dell’Italia ai piccoli migranti

“Gli uomini reggono il mondo. Le madri reggono l’eterno, che regge il mondo”.
(Christian Bobin)

Di mamma Maria non posso dimenticare il sorriso. Quel sorriso caldo di sole e invitante di mare, il sorriso della sua Sicilia.
Nè posso dimenticare la parola che usò di più durante la sua testimonianza a Romena, e il modo di pronunciarla: ‘amore’ quasi con due emme, per farlo durare di più.

Mamma Maria è andata in pensione, leggo sui giornali.
E’ una notizia falsa: le mamme non vanno in pensione.
E’ una notizia vera: Maria va in pensione dalla divisa della Polizia, quella che ha indossato per quasi quarant’anni.
E’ una notizia speciale: Maria ha fatto la mamma per lo Stato, quindi l’ha fatta per tutti noi.

Per la cronaca Mariarosa Volpe, Ispettore superiore della polizia di Stato, è stata, fino all’altro ieri, responsabile dell’Ufficio minori della Questura di Agrigento.
E’ la questura da cui dipende, per esempio, Lampedusa. E Maria, per compiti di servizio, è stata chiamata di continuo sul molo degli sbarchi. Era lei che doveva prendersi in carico, a nome di tutti, dei minori che arrivavano non accompagnati. Erano ragazzi, spesso, costretti a prendere il mare per acciuffare una briciola di futuro, erano bambini, talvolta, imbarcati con i genitori, ma arrivati da soli. “Non so dare un nome al tormento che sento dentro ogni volta che vado a Lampedusa a seguito di uno sbarco. Non posso descrivere quello che vedo ogni volta. Non c’è un nome per la sofferenza cui assisto. E a chi dice, a chi parla, dò un solo consiglio: vieni lì, vieni a vedere”.
Il bambino che sbarca, frastornato, impaurito, stanco, sul molo di Agrigento trova una donna che normalmente avrebbe ricordato per la divisa, e che invece gli entra dentro offrendogli la coperta calda di una carezza, di uno sguardo d’amore.
Mamma Maria. Ora capite perché.

Il presidente Mattarella l’ha insignita del titolo di Ufficiale all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il Papa le ha restituito, in un lungo abbraccio, un grazie a nome di tutti.
Ma non sono solo questi ricordi, ne sono certo, a popolare i giorni della meritata pensione dell’ispettore Volpe. Davanti ai sé nel film di questi quarant’anni di vita lavorativa, Maria vede scorrere quei volti stanchi e teneri, quegli occhi immensi e perduti in un abisso di paura. “Non stacco mai gli occhi da loro perché voglio riuscire a capire in ogni momento, i loro bisogni. E perché voglio che non si sentano mai soli”.

In una foto si vede Maria che allatta la piccola Favour, sbarcata a Lampedusa dopo un naufragio, accanto alla salma della mamma.
La poliziotta in divisa, con il biberon in mano è piaciuta ai giornali di tutto il mondo. Ma quello scatto non fotografa un evento, piuttosto un momento ordinario di una vita speciale. Come speciale è ogni istante di mamma.
“Io non ho partorito figli – dice Maria – Però mi sento mamma lo stesso per l’amore che provo a dare”.

“Eppure Italia è una parola aperta, piena d’aria” ha scritto Erri De Luca.
Ma Italia è stata anche un abbraccio caldo, per un bambino impaurito.
L’abbraccio di Maria. Il modo più bello, più caldo, più vero, per dire a ogni piccolo migrante ‘benvenuto’.