A Gianmaria

gianmariaChe dirti, Gianmaria? Che ci siamo anche noi di Romena tra i tanti, i tantissimi che ti vogliono bene. Che ci siamo anche noi tra tutti quelli che hanno vissuto questi mesi con apprensione, vedendo che continuavi a annullare i tuoi concerti per motivi di salute. Che ci siamo anche noi tra quelli che si sono letti e riletti l’intervista di Michele Serra su Repubblica, una canzone in prosa sul tuo amore per la vita, più ancora che una confessione sulla malattia, che stai fronteggiando.

Qui sotto  ho riscritto alcuni passaggi di quell’intervista, concetti semplici, chiari, puliti come le parole delle tue canzoni.
Tra le cose che dici, ce n’è solo una che ha un profumo teneramente malinconico: riguarda la mancanza che senti del fare concerti. E allora mi è venuto subito un pensiero: recuperare il filmato del tuo concerto nella nostra pieve. Ce lo abbiamo ancora addosso quel concerto, ma ci piace riaggangiarne la memoria. Ci piace riascoltare come Gigi ti presentò, quella sera, e riassaporarne almeno l’inizio: la canzone Nuovo, quella dedicata a tuo figlio. La canzone che più sa di futuro.
La più giusta, per questo tempo…

 

 

DSC_0038La notizia

PER mesi non ho detto niente perché avevo paura di rompere le scatole alla gente. Ho pudore a parlare di me. Non avevo mai messo in preventivo di diventare famoso. A parte suonare e cantare, non ho mai fatto niente per diventarlo. Ma devo prenderne atto: sono un personaggio pubblico. In molti si chiedono dove sono finito, perché non faccio più concerti. Su internet corrono le voci, si sa come è internet, dicono che sono morto, che ho avuto un ictus, che sono nascosto in una casa di cura. Sono anche affettuosi, capisco che mi cercano, che vogliono sapere di me. E alla fine mi sono reso conto che è meglio raccontare, è meglio spiegare. Ho un tumore, l’ho scoperto ai primi di gennaio. Non è operabile. Ho fatto cinque cicli di chemioterapia, il tumore si è molto ridotto. Ma i medici mi hanno detto che nei prossimi mesi devo annullare ogni altro impegno che non sia curarmi. Avere cura di me. Ed è quello che sto facendo.

Non ho paura
Ho pensato a tante cose. La prima è che non ho paura. Neanche di notte, che di solito è il momento peggiore. Sono convinto di uscirne, si muore più di influenza che di tumore, ma questa è una malattia che produce panico, che neanche si nomina, e questo non serve, non aiuta. Non bisogna chiamarlo male incurabile, bisogna nominarlo. D’altra parte la vita è un percorso: da qui a lì. E questo vale per chiunque. Come tutti ho progetti in mente, ho prospettive. Ma non è che cambia il mondo, se non ce la faccio. Non cambia niente. Qualcosa ho già fatto. Mi dispiacerebbe per figli, moglie, mamma, suocera, questo sì. Ma vado per i 57, una volta era un’età da vecchi.

“Io non sono la mia malattia”
Ho imparato molto su questa malattia anche prima di averla, sono andato parecchie volte a suonare per ospedali oncologici, nelle case di cura per i malati terminali, dove si fa la terapia del dolore. Sei costretto a convivere con un corpo estraneo, non sei più solo, sei in due. Ma si può reagire, si può guarire, e soprattutto si può rimanere pensanti. È così che cerco di fare io, è così che cercano di fare tante altre persone. Quando ho letto le dichiarazioni di Emma Bonino (sua conterranea , ndr) che parlava così serenamente del suo stato, che diceva “io non sono la mia malattia”, l’ho ammirata moltissimo. Mi ha rafforzato nell’idea che se il mondo fosse governato da donne, staremmo meglio.

L’aiuto della musica
Mi seguono un’oncologa e un’omeopata. Ho cambiato dieta e bevo moltissima acqua. Non vado mai a guardare su internet, dove trovi tutto e il contrario di tutto, ti arrivano i consigli più inverosimili. Sui social il cervello viene usato poco. Moltissimo la pancia, e io sono stufo della pancia. Sono anni di pancia, questi qui. Nel frattempo cerco di lavorare. Scrivo per Paolo Rossi, scrivo per un giovane pittore di queste parti che si chiama Valerio Berruti e sta preparando un lavoro su Fenoglio, è una canzone sul mondo che non gira più, o gira malamente.
Mi mancano i concerti, mi manca moltissimo suonare e cantare. Lo faccio piano, da solo. Di notte, così non do fastidio. Penso molto alla musica e alle canzoni, ci penso continuamente. È come se mi rendessi conto solo adesso che erano parte integrante del mio vivere. Anche prima pensavo spessissimo alle canzoni, ma quasi senza accorgermene, senza rendermene conto”.

Tranquilli, perchè torno
A tutta la gente che mi scrive, che domanda di me, vorrei dire che le sono molto grato. Che ringrazio tutti. Ma stiano tranquilli, perché io lo sono. Io sono tranquillo. Torno. Se il tempo è galantuomo, guarisco e torno.

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