Il ritorno di Padre Luciano

“Vengo, vengo volentieri” ci ha detto rispondendo al nostro invito. E domenica prossima, 2 luglio, padre Luciano Giovannetti, vescovo emerito di Fiesole, tornerà a Romena. Tornerà cioè a salutare quella realtà che ha contribuito a far nascere, regalandole tutta la libertà di cui aveva bisogno, e tutta la fiducia necessaria a sostenerne il cammino.
Giovannetti fu il Vescovo che accompagnò don Luigi durante i suoi inizi, che lo seguì nella sua fase di crisi, quello che accettò la sfida di far nascere, dal cuore di quella crisi, la Fraternità, e che poi, fino al termine del suo mandato, nel 2010,   ha seguito la nostra realtà senza mai invadere, ma anche senza mai privarci del suo sostegno.
In questi ultimi anni abbiamo incontrato più volte padre Luciano, ma questo è un invito speciale: domenica 2, ore 15, nel nostro auditorium parleremo con lui di questo percorso, di come lui lo ha accompagnato. Sarà un modo per conoscere ancora meglio le nostre radici, il nostro cammino, per ricevere qualche prezioso consiglio. E sarà anche un modo per dirgli, ancora una volta, grazie.
Nell’occasione pubblico qui, di seguito, una lettera aperta che pubblicammo nel giornalino di Romena quando Giovannetti concluse il suo servizio a Fiesole…

Padre Luciano

non sarebbe mai stato abbastanza, il tempo. Però è passato, gentilmente.
Ora è l’unica cosa che non possediamo più, con te.
Ci resta molto altro. Ci resta il tuo sguardo amoroso, su di noi. La tua eredità.

Padre, ti chiamo, non eccellenza. Padre, che è molto di più.
Non tutti sanno quanto la nostra storia di fraternità sia legata a te. E non per benevolenza o simpatia: semplicemente per un soffio. Il soffio dello Spirito che hai lasciato libero di accompagnarci.

Tu c’eri sin dalla notte in cui questa storia fu concepita. C’eri quella notte in cui a Gigi non veniva il pianto per quell’irrequietezza che non trovava strada. C’eri. E il pianto ce lo mettesti tu.
Hai accompagnato il nostro cammino guardandoci a distanza, ma mai da lontano. Non ci hai mai fatto sentire la presunzione di un giudizio senza appello. Ogni volta che ti parlavamo, però, ci veniva la voglia di fare un po’ di più, e di farlo meglio.

“La burocrazia non soffochi mai le indiscipline dello Spirito Santo” scriveva l’Abbé Pierre. Non ci hai mai soffocato, non sei mai stato burocrazia. La tua presenza era quella di un’autorità che esiste non per contenere ma per consentire di esprimere.
Hai avuto tanti figli, come noi, diversi da noi, e tutti prediletti: la chiesa, mi hai detto più di una volta, è nella varietà delle sue forme.

Padre Luciano,
scrivo queste parole con libertà, le aspetto, mentre il cuore le detta.
Presto, il lunedì di Pasqua, ti saluteremo come ogni anno dei nostri 19.
Ricordo le prime volte, quando venivi e la fraternità era ancora un progetto in costruzione. Ci aspettavamo da te parole di incoraggiamento, di apprezzamento. E tu, invece, zitto. Ora posso confessarti che quel silenzio un po’ ci turbava.
Poi abbiamo capito: in quella fase di inizio sentirci un po’ inappagati ci faceva bene, ci irrobustiva, moltiplicava le nostre energie.

Quando, dopo una decina di anni, abbiamo cominciato a renderci consapevoli del nostro cammino, quel silenzio si è subito interrotto.
A quel punto anche noi siamo riusciti a fare qualcosa per te: abbiamo imparato ad aprire la porta della tua riservatezza. Ed è stato così bello che ora ci viene spontaneo giocare insieme.
Il gioco è la nostra più grande forma di intimità.

Ora basta, mi dici. Hai ragione padre Luciano, ora basta.
Volino alto in cielo i colori del nostro amore per te. Si diffonda la gioia perché ci sei stato.
Perché ci sei.

E se qualche volta vorrai risentire il nostro saluto ricorda che la parola che abbiamo scelto non è “grazie”. No, il nostro saluto è “ancora, per sempre, con noi”.

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